Il contadino e il fiorentino

Anche dalle nostre parti tanti anni fa arrivavano i cantastorie che rallegravano le serate nei paesi cantando e raccontando storie che, quasi sempre, erano vere.  Questa che vi propongo è la vicenda che rappresenta l’eterno contrasto tra il contadino e l’uomo di città…….questa ballata ebbe un notevole successo…..vediamo se viene apprezzata anche oggi!! Successe al Piano della Colombina: si presenta un tipo strano, treman le lastre quando s’incammina, le scarpe si vedean da lontano. Glie lo dà un urto quando s’avvicina, in un modo sì rude da villano; il fiorentin rimase sinistrato, gli chiese scusa se l’avea pestato.   Il fiorentin per essere educato, la prima frase gli dette del cretino, disse “a che porta t’hanno gabellato? Chi t’ha portato al suolo fiorentino? Forse il dazio tu l’avrai pagato come lo paga l’asino e il suino”.   Ma tali offese non restonno invano a questo contadin di Carmignano: “Scesi -disse- che siamo in questo piano nella città di Dante e Macchiavelli anch’io lo porto il nome d’italiano; come d’ignoranza si sarà fratelli. Dopo portatti l’olio, il vino e il grano, sento che verso me tu ti ribelli, e tu che l’hai tanta antipatia la tua ignoranza gli è più della mia”.   “Che fa il cassino che ‘un ti poti via? ‘un ti fai visitar dall’infezione? Davanti al Duomo in Piazza Signoria tu vesti d’ignoranza il cupolone. Ti ci vorrebbe una lavanderia per lavatti la faccia ed il groppone, e fatti un bagno con l’acqua bollita perchè la civiltà ‘un l’hai capita!”   “Fiorentino per pietà falla finita, tu che sei nato in la città del giglio, sento che l’offesa è molto ardita: mi dai dell’ignorante e ‘un me la piglio, per me la mia compagnia l’è gradita, dove nasce la pecora e il coniglio lo tengo un somarello a sciolta briglia: se vuoi venì a vedello, t’assomiglia!”   “ Manderemo il fotografo in famiglia a fargli fare la fotografia, e poi glie la faremo a bruscia e striglia per mantenello sempre in pulizia. Una giratina si farà in pariglia per guardare la razza e la genia. Vista la razza e pure l’andatura capelli e orecchi l’hai di sua misura”.   “Tu parli troppo con disinvoltura; troppo avanti ti lanci con l’offese; si sente sei ignorante per natura; offendi sempre chi ti fa le spese. Se non ti mando niente entro le mura ‘un ti do tempo di campare un mese; e se ‘un ti mando più i rifornimenti, tu mangerai bargello e monumenti!”   “Perchè verso di me tu ti lamenti? So io che t’ho insegnato a lavorar meno; moderni te l’ho fatti gli strumenti, che tu lavori i campi in un baleno! Anche al falcione hai messo il motorino; questo ‘un l’avrà fatto un contadino!”   “Ora si che tu passi da cretino; se tu entri nel campo del progresso, anche senza il falcione e il motorino io la raccolta la facea lo stesso. Se in questo campo ti metti in cammino, è proprio qui che tu passi da fesso; anche senza il trattore o la corrente, anche all’antica ‘un ci mancava niente!”   “Si sente che sei poco intelligente se tu la prendi contro lo scienziato. Anche il dottore ti vò fa presente se qualche volta ti trovi ammalato. Ma se la malattia fosse repente, dimmi da chi tu vieni visitato? O preso da una forte malattia, ci vuol la scienza per mandalla via!”   “La meglio medicina gli è la mia: brodo di pollo e galline invecchiate; il vino il più migliore che ci sia ed in collina a far delle girate. Burro e ricotta dei miei pecorai e tu mangia la scienza del tranvai!”