Il Canto del Maggio a Civitella Marittima

Il Maggio per Civitella è una festa popolare ma nel sentimento del popolo è qualcosa di molto più profondo, qualcosa che deve necessariamente esistere, che c’è sempre stata senza interruzioni e non è mai stata oggetto di rievocazione: qui le radici sono sempre state forti e non c’è mai stato bisogno di riscoprirle.

IL CANTO DEL MAGGIO ( a cura di Giampaolo Franceschini, in collaborazione con la redazione del Il Civitellino”)

“…..Come il cosiddetto “Maggio vecchio” anche il Maggio di Civitella è itinerante, di questua, ma non ha il corbellaio, solo chi porta un più semplice paniere ( a questo proposito è da citare la fertile fantasia del cantore “Valvolino” che di recente ha partorito una simpatica riproduzione in scala ridotta di un carro agricolo utilizzato per raccogliere le offerte durante il giro del paese). Non esiste nemmeno l’alberaio perchè tutti i componenti della squadra portano con sé ramoscelli di alloro dal quale vengono staccati dei rametti e consegnati in omaggio alle famiglie visitate. Sono però altre le differenze ancor più evidenti del Maggio di Civitella rispetto agli altri “Maggi vecchi” maremmani. Colpisce soprattutto la mancanza di particolare travestimenti o abbellimenti e di strumenti musicali di contorno. L’altra differenza è l’assenza di poeti e improvvisatori in ottava rima; questo però non esclude che vi abbiamo partecipato in passato.

maggio nuova

Una recente descrizione della cerimonia di Civitella la troviamo in un articolo dello studioso Paolo Nardini….. I Cantori del Maggio di Civitella il 30/04/2011 ci hanno raggiunto a Scansano per presentare il loro canto. Secondo la tradizione il gruppo muove dalla piazza principale di Civitella Marittima alle otto in punto di sera del 30 Aprile, per recarsi presso i contadini che abitano nelle case sparse (case poderali) della zona. Portano il loro canto, che è solo vocale, il loro abbigliamento non è caratterizzato da alcun elemento decorativo, e ricevono in cambio doni. Nella zona è ancora viva l’usanza di donare beni consumabili, raramente denaro, come invece avviene, ormai, in buona parte della Maremma. I beni ricevuti sono i prodotti dei contadini e dei pastori: formaggio, prosciutto, uova. Alcuni giorni più tardi i cibi ricevuti sono consumati nel corso di una cena collettiva alla quale partecipa gran parte della popolazione di Civitella Marittima. La composizione canora è costituita da tante piccole strofe (stanzette): quartine dalla struttura ABBC con la ripetizione degli ultimi due versi BC. Le stanzette non hanno una successione fissa, ma il capogruppo ne propone l’una o l’altra a seconda delle circostanze. Ad esempio quando ritiene che sia giunto il momento di salutare propone la stanzetta di commiato.” 

maggio don piero

Questa nota non è completa: manca ad esempio la toccante cerimonia del primo canto della serata eseguito al cimitero e contiene alcune inesattezze……..

Una descrizione del nostro Maggio molto più appropriata e ricca di dettagli è invece quella contenuta nelle pagine della tesi di Simone Martini di Campagnatico:

“………Il Franceschini fin dalle prime battute ha voluto distinguere nettamente il Maggio di Civitella dagli altri Maggi allegri, dicendomi che a Civitella durante il giro del Maggio i partecipanti non indossano abiti svolazzanti e non portano ghirlande di fiori e cappelloni coloriti ma tutti vestono i panni abituali di tutti i giorni………..Il canto non è accompagnato dalla musica e ritmo e cadenze sono dati esclusivamente dalla modulazione della voce. La cadenza del Maggio civitellino ricorda molto le litanie religiose, sembra un’antica invocazione, e questa intonazione sembra contrastare con le parole del testo, che come tutti i maggi allegri descrive il ritorno della primavera, lo sbocciare dei fior, il verdeggiar dei prati in parallelo con il rinascere del desiderio amoroso nei giovani e nelle giovani, creando attraverso questo contrasto un effetto di notevole suggestione. Il giro del Maggio inizia verso le venti, si parte dal paese e l’itinerario è stabilito dalla consuetudine e si ripete più o meno invariato negli anni. E’ interessante avere constato che la prima tappa del giro è ormai da qualche anno il cimitero del paese, dove viene intonato il Maggio in onore dei defunti. …………..Nei poderi non è abitudine bussare o suonare i campanello, ma i maggiolai si annunciano con il loro canto (la prima strofa serve proprio ad annunciare il loro arrivo). Di solito chi riceve la visita non conosce l’orario preciso ma sa che quella sera girano i maggiolai, perciò i rifiuti sono più unici che rari. Inoltre i maggiolai sanno se nella case c’è qualcuno malato o se la famiglia ha avuto un lutto recente, ed in questo caso la visita è rimandata al prossimo anno. All’interno della casa si cantano anche altre canzoni, spesso su invito specifico dei famigliari, la famiglia ospitante offre qualcosa da bere e qualcosa da mangiare………..Comunque tutte le famiglie offrono qualcosa da portare via, soprattutto uova e formaggi, qualche insaccato. I maggiolai ripartono intonando le strofe di ringraziamento e si congedano così dalle altre famiglie. Il giro termina il giorno seguente, anche se non tutti reggono fino al pomeriggio del primo Maggio………………………Prima di congedarsi definitivamente i maggiolai si mettono daccordo sulla data della “benfinita”…….la cena viene fatta in una piazza del paese e vi partecipano tutti i maggiolai e le loro famiglie…….durante la mangiata finale si consumano i dono offerti dalle famiglie…….Durante la cena viene ricantato il Maggio ma anche altre canzoni, lo spirito è goliardico ed è un momento di coesione sociale del paese, in cui gli abitanti di Civitella rivendicano le proprie radici culturali e perpetrano l’attaccamento al territorio e alle tradizioni. Il Maggio a differenza di altre manifestazioni, come le sagre e i vari palii, rimane un momento di “intimità” paesana da cui sono esclusi turisti e visitatori, e dove di conseguenza è assente il risvolto economico………….”

maggio vecchio

 Testo del Maggio di Civitella 

Siam venuti a cantar Maggio/ mentre a voi il Maggio si canta/

pien di rose e fior si ammanta/ nel domestico e nel selvaggio.

 

Si vedran sui verdi prati/ le vezzose pastorelle/

che intessendo navicelle/ van cercando il primo amore.

 

L’uccellino va in esilio/ col suo canto tanto amato/

par che dica l’è passato/ dell’inverno il crudo duolo.

 

L’usignolo nella siepe/ va volando in ramo in ramo/

par che dica o bella andiamo/ in pace in pace idolo mio.

 

State su o (nome) bella/ vi vogliamo contentare/

se volete o se vi pare (nome) bello dovrete sposare.

E se (nome) voi non volete/ un altro amante troverete (oppure: le lenzuola abbraccerete).

 

Ragazzine l’è arrivata/ la bramosa primavera/

la mattina e poi la sera/voi vi potrete divertire/

e con garbo e con maniera voi vi potrete divertire.

 

Non vorrebbe il vostro amante/ in fondo all’uscio i ganzatori/

perchè c’è chi vede fuori/ che io con voi faccio il galante.

 

Si rannuvola a tazzette/ primo fior di primavera/

la mattina e poi la sera/ voi vi potrete divertire.

 

Quando muglia la giovenca/ segno l’è che è andata a toro/

chi fa toppe e chi chiavacci/ e chi sdiruggina il ranzagnolo.

 

Se ci date delle uova/ pregherem che le galline/

sia da falchi che da faine/ siano sempre preservate.

 

Se ci date del prosciutto/ pregheremo che il porcello/

sia grasso grosso e bello/ e la ghianda sia per tutto.

 

Siete stati generosi/ ben di voi sempre diremo/

e un altr’anno noi torneremo/ finchè voi in salute sarete.

 

Noi di qui si fa partenza/ la licenza vi chiediamo/

perdonate il nostro ardire/ vi si ringrazia noi ce ne andiamo.