PARI e la lavorazione tessile della GINESTRA

La ginestra, con le sue splendide e generose fioriture estive che addobbano le colline maremmane, è stata per molto tempo anche un’importante risorsa: una pianta apprezzata per la fabbricazione di ceste e canestri ma anche per la tessitura. Una tradizione questa che affonda le sue origini in tempi remoti, diffusa nella zona dai padri Agostiniani del convento di Val d’Aspra e in uso fino agli anni quaranta del ‘900 nel nostro territorio grazie alla presenza delle acque calde termali del Petriolo che permettevano il trattamento dei fusti da cui si ricavava la fibra tessile.
Una tradizione dettata dalla povertà e dall’urgenza dell’autoproduzione di tessuti a uso domestico e dalla facile reperibilità della materia prima.
Un universo tutto al femminile, in cui l’uomo non trovava spazio, perché dedito al bosco e al bracciantato nelle grandi aziende della valle dell’Ombrone. Come ci racconta infatti l’ultima tessitrice di Pari, Diana Trapassi, nella raccolta di testimonianze sugli antichi mestieri “Quindi era una vita” curata da U. Brunelli per il comune di Civitella Paganico (2005) le donne si occupavano di tutto il processo di lavorazione.
All’inizio dell’estate s’iniziava con la raccolta delle piante dai giovani polloni di ginestra nei boschi tagliati l’anno precedente: si ottenevano così giovani fusti lunghi e flessibili. Dopo una veloce essiccatura di qualche giorno, si procedeva alla macerazione nelle pozze di acqua calda della valle del Farma per una decina di giorni, quindi le donne “scagliavano” la buccia, separandola dal filo, posto tra buccia e anima legnosa del germoglio. Ottenuta così la “conocchia”, le tessitrici filavano al telaio e creavano tessuti soprattutto per i corredi delle famiglie contadine e paesane.
Una tradizione persa con l’arrivo delle fibre sintetiche nel secondo dopoguerra, ma che sta cominciando a suscitare interesse per la sua sostenibilità ambientale, dato che la ginestra è una pianta rustica che cresce ovunque e ha un bassissimo fabbisogno di acqua, e per le sue possibili nuove applicazioni date dalla filatura industriale.

Fonte: “Quindi era una vita” curata da U. Brunelli per il comune di Civitella Paganico (2005)